La 98ª edizione degli Academy Awards non ha solo premiato il grande cinema: ha sancito, con autorevolezza, la rinascita di un’eleganza opulenta, quasi teatrale, che sembrava essersi eclissata negli ultimi anni. E in questa notte di luci, sete e statuette dorate, una voce italiana bolognese, per la precisione si è levata con forza dal palco del Dolby Theatre di Los Angeles: Valentina Merli, produttrice cinematografica nata sotto le Due Torri ma trapiantata in Francia, è stata l’unica rappresentante del nostro Paese a ritirare l’ambita statuetta, trasformando una serata già straor:dinaria in un momento di orgoglio nazionale. Il suo nome è entrato nella storia del cinema italiano con una vittoria che porta con sé il DNA di una città: Bologna, da sempre fucina di arte, cultura e pensiero critico.
Se il 2025 era stato il trionfo della sobrietà: abiti puliti, palette neutre, gioielli sussurrati, il red carpet degli Oscar 2026 ha urlato libertà creativa a ogni passo. Una rivincita del lusso visibile, del coraggio stilistico, della moda intesa come dichiarazione d’intenti. Tra tessuti tecnologici di nuova generazione, diamanti etici e richiami ai grandi archivi della couture, ecco l’analisi definitiva dei look e dei protagonisti che hanno definito e ridefinito la serata più glamour dell’anno.
Chi è Valentina Merli, l’unica vincitrice italiana.
Valentina Merli incarna perfettamente il profilo del talento europeo. Sebbene la sua carriera si sia consolidata all’estero, le sue radici sono profondamente emiliane, e la sua storia è quella di chi ha saputo trasformare una solida formazione umanistica in una vocazione internazionale per il cinema d’autore:
- Formazione: Si è laureata in Giurisprudenza a Bologna con una tesi in Diritto privato comparato un percorso accademico apparentemente lontano dal mondo del cinema, ma che le ha fornito strumenti analitici e rigore intellettuale fondamentali per navigare la complessità del mercato audiovisivo europeo.
- L’esordio: La svolta avviene con uno stage a Strasburgo presso Eurimages, il fondo europeo per il cinema, che le apre le porte di un network internazionale e le permette di comprendere le dinamiche della coproduzione europea a un livello profondo e strutturale.
- La carriera: Dopo un periodo sui set a Roma, nel 1999 si trasferisce in Francia, dove vive tuttora, pur mantenendo un legame viscerale con la sua città natale. A Parigi fonda la Misia Films, con cui costruisce negli anni un catalogo di opere originali, capaci di dialogare con il mercato internazionale senza rinunciare a uno sguardo personale e rigoroso.
“Bologna è una città che nutre. Ha una scena culturale fortissima. Ti dà energia, dinamismo,” ha dichiarato la produttrice, ricordando l’importanza della sua città nella sua formazione umana e professionale. Un omaggio sincero a una metropoli universitaria che, nei suoi vicoli e nelle sue piazze, continua a seminare talento destinato a germogliare in ogni angolo del mondo.
Il successo di ‘Two People Exchanging Saliva’.
Il corto vincitore è un’opera audace e visionaria, prodotta dalla Misia Films, la casa di produzione fondata dalla Merli insieme a Violeta Kreimer. Il film, diretto da Alexandre Singh e Natalie Musteata, è stato definito dai registi stessi come un “invito a riscoprire l’intimità in un mondo freddo” e un’opera “strana e queer”. Un titolo provocatorio, volutamente destabilizzante, che cattura l’essenza di un cinema coraggioso e controcorrente, capace di sfidare le convenzioni narrative e visive per aprire squarci inaspettati sul reale.
Il progetto vanta collaborazioni internazionali di altissimo livello, con Isabelle Huppert e Julianne Moore nel ruolo di produttrici esecutive, un dettaglio che conferisce al corto un’aura straordinaria. Nato all’interno della serie ‘By Night’ per le Galeries Lafayette di Parigi, il corto è stato girato interamente di notte, a serrande abbassate, durante il periodo sospeso del post-Covid: un contesto che ha inevitabilmente impresso nel film una sensazione di vuoto urbano, di attesa silenziosa, di spazi svuotati dalla loro funzione ordinaria e restituiti a una nuova e inedita umanità.
Temi e contenuti del film.
Nonostante la natura artistica e apparentemente distopica, il film tocca temi sociali brucianti:
- La rivoluzione “Donna, vita, libertà” in Iran (richiamata nei costumi ispirati ai QR code), un riferimento potente e simbolico alla lotta delle donne iraniane per i propri diritti fondamentali, tradotto in un linguaggio visivo contemporaneo e cifrato.
- Le critiche alle politiche sull’immigrazione e alla violenza sistemica, con uno sguardo lucido e disincantato verso un’Europa sempre più chiusa nei confronti di chi fugge da guerre e persecuzioni.
- Il contrasto tra isolamento moderno e bisogno di contatto umano, tema universale che risuona con particolare forza nell’era post-pandemica, quando il desiderio di prossimità fisica si è fatto più acuto e consapevole.
Questi elementi si intrecciano in un racconto visivo che rifiuta la linearità e privilegia l’evocazione, lasciando allo spettatore la libertà e la responsabilità di costruire il proprio significato.
Il commento sulla situazione del cinema italiano.
Nonostante la gioia per la vittoria (“Ancora non ci credo, è un sogno!”), Valentina Merli ha espresso una riflessione agrodolce sull’assenza di altri premiati italiani nella serata:
“Mi dispiace che l’Italia sia assente. Abbiamo una tradizione solida, registi e tecnici fantastici, ma il cinema non è abbastanza sostenuto in Italia. In Francia ti senti più accompagnato. Della cultura si mangia eccome: crea un ritorno economico fondamentale.”
Parole che suonano come un appello alle istituzioni italiane, affinché il sostegno alla cultura cinematografica non resti solo una dichiarazione d’intenti, ma si traduca in politiche concrete, fondi accessibili e una visione strategica di lungo periodo. Il confronto con il modello francese, celebre per la sua rete di supporto pubblico al cinema, dall’eccezione culturale al Centre National du Cinéma , è inevitabile e per certi versi, impietoso.
L’orgoglio delle istituzioni.
Il successo della Merli è stato celebrato con entusiasmo dalle istituzioni bolognesi e nazionali:
- Matteo Lepore (Sindaco di Bologna): “Tutta Bologna è orgogliosa di te. Storie come quella di Valentina ci ricordano quanto la creatività che cresce qui possa arrivare lontano.”
- Lucia Borgonzoni (Sottosegretario alla Cultura): “Un traguardo che premia l’originalità e le competenze di una professionista che rappresenta al meglio la creatività del nostro cinema.”
Il Red Carpet: Moda come Dichiarazione d’Intenti.
1. Il Trionfo del “Chic Organico”: Fiori e Piume.
Il trend dominante è stato un ritorno alla natura, interpretata in chiave futuristica e scultorea. Le piume non sono più solo un decoro effimero applicato all’orlo di una gonna: diventano struttura portante degli abiti, elemento architettonico che ridisegna la silhouette e dialoga con il corpo in movimento. Una tendenza che affonda le radici nell’archivio di Maison storiche da Givenchy a Balenciaga, ma che quest’anno si manifesta con una leggerezza tecnica mai vista prima, grazie a nuovi processi di trattamento che le rendono più resistenti, etiche e cromaticamente intense.
Zendaya in Louis Vuitton: Il suo abito color “espresso” non era semplice seta, ma un gioco sofisticato di drappeggi scultorei costruiti su un’armatura interna invisibile che manteneva ogni piega esattamente al suo posto, a ogni passo sul tappeto rosso. Il dettaglio del ricamo floreale in micro-cristalli disposto asimmetricamente sul fianco ha elevato il look a vera opera d’arte sartoriale. A completare la mise, orecchini chandelier Bulgari con diamanti gialli fancy per oltre quaranta carati: un contrasto cromatico audace, caldo e ipnotico, che ha acceso ogni fotografia.
Nicole Kidman in Chanel: Un inno alla delicatezza costruita con rigore tecnico. Il mix tra il rosa cipria e le piume di struzzo sfumate a mano, ciascuna trattata singolarmente in laboratorio per ottenere un degradé perfettamente irregolare — ha creato un effetto “nuvola” che ha letteralmente incantato i fotografi. Un abito che si muoveva come una seconda pelle, evocando la grande tradizione della haute couture parigina con lo sguardo rivolto, inconfondibilmente, al presente.
2. Il Minimalismo “Nineties” e il Potere dei Gioielli.
In contrapposizione al massimalismo trionfante, diverse star hanno scelto con consapevolezza la purezza delle linee, lasciando che fossero i preziosi a parlare e a urlare, quando necessario.
Anne Hathaway in Valentino: Un omaggio alla semplicità senza compromessi degli anni ’90, reinterpretata con la sensibilità contemporanea di Pierpaolo Piccioli. Un abito a colonna in bianco ottico, costruito su proporzioni millimetriche. Il vero protagonista della mise? Un collier unico di Bulgari High Jewellery in platino con uno smeraldo colombiano da oltre 60 carati al centro, affiancato da un pavé di diamanti bianchi di taglio antico: un pezzo irripetibile, commissionato appositamente per la serata.
Emma Watson e il Lusso Etico: Ha sfilato con una parure di diamanti lab-grown firmati Pandora Brilliance: collier, orecchini e bracciale in oro bianco riciclato, confermando con eleganza che la sostenibilità è ormai il nuovo standard irrinunciabile dell’Alta Gioielleria. I diamanti di laboratorio hanno oggi una purezza ottica che i gioielli tradizionali faticano a eguagliare.
3. La Rivoluzione del Guardaroba Maschile.
Il classico smoking nero cede definitivamente il passo a texture inedite, silhouette rivisitate e a una nuova libertà espressiva.
La “Brooch-core” ovvero l’uso strategico e deliberato delle spille come elemento focale dell’outfit, è ufficialmente il trend uomo dell’anno:
| Celebrità | Brand | Dettaglio Chiave |
|---|---|---|
| Pedro Pascal | Chanel | Camicia di seta con spilla Panthère di Cartier |
| Timothée Chalamet | Givenchy | Giacca in velluto bordeaux senza revers |
| Austin Butler | Saint Laurent | Stivali rock-chic e taglio slim esasperato |
4. Brand Emergenti: Nuova Linfa sul Red Carpet.
Accanto ai giganti del lusso consolidato, tre nomi hanno scosso con forza l’estetica della serata, dimostrando che il futuro della moda sul red carpet si scrive lontano dalle capitali tradizionali, in atelier indipendenti che mescolano artigianato radicale e visione concettuale:
- Hassan Kurban (su Florence Pugh): Un mix rivoluzionario di tessuti biodegradabili e forme architettoniche. Kurban conferma di essere la voce più interessante della nuova generazione londinese.
- Vaquera (su Jenna Ortega): Punk-couture con volumi esagerati in tulle nero stratificato, spalle asimmetriche e una costruzione volutamente imperfetta che sfida ogni canone del red carpet tradizionale.
- Dilara Findikoglu (su Anya Taylor-Joy): Corsetteria vittoriana rivisitata in chiave dark-glam, con dettagli in pizzo antico applicati su una struttura moderna che gioca con la tensione tra costrizione e libertà.
5. Beauty Look: Lo “Short Bob” è Legge.
Non solo abiti: il caschetto corto sfoggiato da Zendaya e Florence Pugh, geometrico, preciso, tagliato con chirurgica esattezza appena sotto il mento — è già il taglio più richiesto nei saloni di tutto il mondo nelle ore successive alla cerimonia.
Il make-up ha abbandonato i contorni netti e la scultura aggressiva degli anni scorsi per abbracciare un effetto “blurred” e luminoso, che punta tutto su una pelle impeccabile trattata come una tela e su labbra nude appena velate di gloss.
Il dettaglio che fa la differenza: Si segnala un ritorno prepotente dell’oro giallo martellato, preferito al platino freddo per trasmettere un senso di calore artigianale “fatto a mano” che si sposa perfettamente con l’estetica della serata organica, tattile, volutamente imperfetta.
Verdetto Finale.
Gli Oscar 2026 ci hanno insegnato che la moda non deve più scegliere tra ieri e domani, tra avanguardia e tradizione, tra etica ed estetica — e che il talento italiano, quando trova le condizioni giuste per esprimersi, sa ancora conquistare il mondo intero. È stata una notte di contrasti armoniosi e deliberati, dove la tecnologia dei nuovi materiali ha incontrato la maestria delle antiche sartorie, e dove una produttrice bolognese ha dimostrato che la creatività cresciuta sotto i portici di Bologna può davvero arrivare lontano. Un’edizione che resterà negli annali del costume non per un singolo abito o una singola statuetta, ma per la visione collettiva che ha saputo esprimere: la cultura quella del cinema come quella della moda, come linguaggio vivo, in continua, necessaria evoluzione.
FAQ.
Quale premio ha vinto Valentina Merli? Ha vinto l’Oscar 2026 come Miglior cortometraggio live action per il film ‘Two People Exchanging Saliva’, diventando l’unica italiana premiata nella 98ª edizione della cerimonia.
Dove vive Valentina Merli? Vive a Parigi dal 1999, dove ha fondato la casa di produzione Misia Films insieme a Violeta Kreimer.
Chi sono le produttrici esecutive del corto vincitore? Le celebri attrici Isabelle Huppert e Julianne Moore hanno partecipato come produttrici esecutive al progetto.
Qual è stato il trend moda dominante degli Oscar 2026? Il “Chic Organico”: piume strutturali, tessuti biodegradabili e forme architettoniche, ha dominato il red carpet, affiancato da un minimalismo nineties esaltato da gioielli di straordinario valore e dalla rivoluzione del guardaroba maschile con la “Brooch-core”.

